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La stretta sul 110% resta retroattiva Sugar tax a luglio 2025


Superbonus 110%

ROMA Lo scontro in maggioranza sulla retroattività dello spalmacrediti dell’edilizia blocca per tutta la giornata la commissione Finanze del Senato, dove i voti sui correttivi al decreto anti- Superbonus entrano nel vivo solo al tramonto e si concludono con il voto favorevole anche di Italia Viva e l’astensione di Forza Italia. Ma non scalfiscono la linea Maginot alzata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti con l’obiettivo di contenere gli effetti della superagevolazione, «droga da cui disintossicarsi» e figlio di una logica che «farebbe andare in fallimento lo Stato» secondo quanto sostenuto dal titolare dei conti in un’intervista al «Giorno della Verità». Nella trattativa tutta interna alla maggioranza Forza Italia, anch’essa ferma sulla posizione del «no» alla retroattività, spunta una proroga un po’ più lunga delle attese sulla Sugar Tax, che nell’ultima versione del testo trova un congelamento fino al luglio dell’anno prossimo. Il nuovo stop alla tassa salutista, che costa intorno ai 120 milioni, «è una nostra vittoria», commentano sia Antonio Tajani che Maurizio Gasparri da Forza Italia. Ma non basta ad appianare l’opposizione di Forza Italia alla norma che allunga da 4-5 a 10 anni i tempi di utilizzo delle detrazioni prodotte dalle spese 2024 su Superbonus, Sismabonus e barriere architettoniche: mossa fissata come indispensabile dal ministro dell’Economia per ridurre di un decimale il deficit del 2025 e 2026, riportandolo agli obiettivi fissati dalla NaDef nell’autunno scorso, e soprattutto per mettere la parola fine alla girandola di deroghe, proroghe e revisioni che hanno moltiplicato i costi del Superbonus. Ritirati, invece, gli emendamenti di Forza Italia che puntavano a escludere la gestione dei rifiuti dai poteri regolatori di Arera. Al netto della Sugar Tax, insomma, l’impianto del correttivo governativo resta quello presentato nella notte di venerdì dal Mef (che peraltro già prevedeva il rinvio a luglio 2026 dell’altra tassa verde introdotta dal Governo Conte-2, la Plastic Tax). Il calendario lungo per l’utilizzo degli sconti fiscali si allunga a 10 anni per le detrazioni delle spese 2024, mentre esclude i crediti d’imposta (diventati ora però largamente minoritari dopo che il testo originario del decreto legge 39/2024 li ha bloccati nei casi in cui non fossero già state certificate spese al 30 marzo scorso). Sul terreno dei crediti d’imposta interviene invece la norma pensata per sanzionare banche, assicurazioni e soprattutto le società finanziarie che hanno speculato acquistandoli a un prezzo inferiore al 75% del loro valore nominale. In questo caso l’arco temporale di utilizzo sarà allungato a sei anni. Ma soprattutto resta in campo l’altra stretta sulle banche, anch’essa parecchio contestata da Forza Italia oltre che dall’Abi. Gli istituti di credito dal 2025 non potranno più utilizzare i crediti d’imposta in compensazione dei loro debiti contributivi nei confronti di Inps e Inail. Con questo argine il Mef conta di sostenere le casse dell’Erario, perché si riduce l’entità complessiva delle compensazioni (in misura non quantificata dalla relazione tecnica per ragioni di prudenza) e si limita l’esigenza di sostenere con fondi pubblici il bilancio previdenziale. Via libera anche alla nuova regola che coinvolge i Comuni nei controlli contro le frodi e le irregolarità sui lavori agevolati. Agli enti locali che si impegneranno nel lavoro gomito a gomito con agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza per stanare chi ha ottenuto le agevolazioni senza averne diritto spetterà il 50% di quanto recuperato a titolo definitivo. Non arrivano comunque da qui gli effetti positivi dell’emendamento sul bilancio, fondati sullo spalmadetrazioni come precisato in un altro correttivo arrivato ieri. Completano il quadro i 100 milioni per il Terzo Settore e i 35 milioni per le aree terremotate dimenticate dal decreto iniziale.


Fonte: Il Sole 24 Ore

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